Pagina:La difesa della razza, n.1, Tumminelli, Roma 1938.djvu/47

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Ebrei nel ghetto di Cracovia • E’ arcinota la partecipazione del pensiero ebraico a tutte le rivoluzioni, quasi limitata però alla prima fase distruttrice, quasi mai presente al momento della ricostruzione, del ritorno al lavoro tranquillo, del'ritorno ai campi. Ma non è altrettanto jiota Ja ransa intima rhp spinge l’ebreo a dubitare sempre e lo pone in completa antitesi, in aperta lotta contro ogni manifestazione della nostra civiltà conservatrice; la mancanza di uno spirito rurale che lo leghi alla terra e al lavoro di questa, così come il focolare, la casa avvincono e richiamano a sè l’uomo della famiglia primitiva. IL — Fra le numerose obbiezioni che si possono fare a questo punto, alcune senza dubbio sono da prendersi in maggiore con¬ siderazione. • Mi si può infatti chiedere: - 1) L’antica civiltà ebraica non era forse una civiltà agricola ? 2) La liberazione degli ebrei dalla schiavità morale a cui erano soggetti in Russia prima della rivoluzione e l'emancipa¬ zione dei loro diritti non hanno dato forse ottimi risultati per l’avvicinamento dell’ebreo alla terra? 3) Non vi sono forse attualmente popolazioni ebraiche dedite all’agricoltura ? 4) Il popolo ebraico, infine, è l’unica razza senza agricoltura ? La prima obbiezione ha un’importanza soltanto relativa; agri¬ coltura, si noti, non è il commercio del vino e non soltanto l’alle¬ vamento di api e la spremitura di uve. Agricoltura vera significa innanzi tutto amore per la terra, amore che si manifesta nel- l’eleggere un domicilio stabile, nel lavorare la terra, e su di questa sudare e sperare, ma che si manifesta altresì con infinite altre espressioni di vita rurale che distinguono gli individui, le famiglie, i popoli agricoltori da quelli che lo sono meno o che non lo sono affatto. . Ad esempio di popolazioni ebraiche dedite alla agricoltura si gitano sempre i Caraimi: in realtà non si tratta di ebrei; prove storiche, e antropologiche ne indicano chiaramente • la posizione etnica, attraverso la loro ^erigine e la precisa distinzione dagli ebrei. Questi Caraimi, oriundi dalla Persia, sono oggi in numero tanto piccolo — poche migliaia: in Levante, sul Volga, in Polonia — da render più facile una confusione con gli ebrei. E poi si devono notare talune affinità religiose, l’uso fatto in passato dai caraimi della lingua ebraica. Questa è la ragione del grossolano errore, che induce taluni a citare la fiorente agricol¬ tura dei caraimo come una attività ebraica. Il fatto invece è che gli ebrei sono una razza che non ha parenti, e — ciò che è ancora più notevole — che non ne hanno mai avuti, per quanto lontano si spinga lo sguardo nel tempo. Forse su questo nuovo punto deve indirizzarsi chi vuol spiegare l’autoenunciazione del popolo eletto? Ma un’altra razza esiste oggi egualmente senza parenti, una razza che già ho avvicinato a quella degli ebrei per la comune assenza di vita agricola: gli tgizani, gli zingari. Ma tale coincidenza, che esigerebbe molte osservazioni e alcune limitazioni, non infirma affatto l’enunciato antirurale che si ad¬ dice agli ebrei in modo così categorico come non si potrebbe ripetere per gli tzigani. £'agueottuta pieno gii antic&i etnei Vari autori mettono in risalto l’attività agricola che si sviluppa presso gli antichi nuclei ebraici al loro giungere in Palestina e ce la spiegano dimostrandoci innanzi tutto quanto fosse sviluppato il senso dell’agricoltura presso gli indigeni coi quali gli Ebrei si incontrano in Cana — e su ciò sembra non osservi alcun dubbio — facendoci poi osservare come tutte le fonti della supposta civiltà agricola ebraica risiedano nell’insegnamento dato dagli abitanti di Cana, lasciando quasi arguire a chi legge un significato alquanto differente, la instabilità cioè dello sviluppo agricolo della civiltà ebraica. Il popolo israelita — dice Adolfo Lods (1) — divenne essen¬ zialmente agricoltore. Lè esportazioni consistevano in grano, miele, cera, olio e profumi (Ezechiele, 27, 17). E’ in grano e olio che Salomone paga i suoi debiti a Hiram (Libro dei Re, 5, 25). A base della nutrizione erano farina e olio (Libro dei Re, 17,12-16; II, 4, 2). La viticoltura era sì largamente praticata che i posti rappresentavano sovente la nazione sotto l’immagine di una vigna (Esempi, 5; Ezechiele, 15, 17; Genesi, 49, 11-12; e così via). « La population israélite après l’absorption des Cananèens,.pra- • 37