Pagina:La donna italiana descritta de scrittrici italiane, 1890.djvu/415

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generoso di uno scienziato e di un poeta, la quale invece del plauso ebbe e più acerbe e le più tremende critiche?...

Ahimè che cosa dire, che cosa sperare, quando l’Italia nostra dà lo spettacolo di una guerra sorda contro una nobile palestra di lavoro e di studio, e col dileggio, col silenzio, con ogni sorta di armi sleali, si tenta e un po’ si riesce a schiacciare un’opera che doveva essere una grande glorificazione nazionale?

In Francia e Inghilterra una simile esposizione avrebbe avuto il plauso, l’incoraggiamento, l’aiuto spontaneo di tutti, e qui dove la donna ha pur fatto tanto per il bene della patria, un’esposizione seria di lavoro e di studio è quasi paragonata e posposta ai famosi Concorsi di bellezza.... Triste! triste! triste!

E questo perchè qui, fra le donne, non vi è nessuno di quegli aiuti e di quei conforti che possono incoraggiare i timidi, e assicurare gli incerti; nessuna di quelle grandi associazioni che uniscono le forze in un sol gruppo e che si impongono con la serietà degli intendimenti, cogli sforzi costanti ed assidui; nessuno di quegli aiuti della stampa che fanno conoscere ed apprezzare il lavoro dei singoli individui, lo incoraggiano, lo migliorano coll’aculeo della critica e lo stimolo dell’emulazione. Non che manchi alle nostre donne lo spirito di associazione, il sentimento di benevolenza, di aiuto reciproco, perchè esse entrano nelle associazioni degli uomini, quando questi le ammettono e ne rimangono ferme e compatte, facendosene molte volte il più sicuro sostegno. Non che manchino i giornali per l’educazione e per il migloramento della donna, parecchi ve ne sono e uno che sta sulla breccia da quasi vent’anni1 studiando le questioni più vitali, seguendo passo passo l’opera della donna in Italia e fuori, additando il bene e spronando al meglio! Non che manchino i grandi entusiasmi, gli slanci di carità verso i proprii simili, poiché i maggiori istituti di beneficenza sono sorti dalla mente e dal cuore delle nostre donne, cui l’amore della famiglia ispirava la pietà verso l’umanità sofferente. No, nella nostra donna non manca né il cuore, né la mente, né il coraggio: ha gli slanci generosi, l’abnegazione devota e completa, la costanza sicura e inalterabile dunque?

Quello che manca in lei è lo spirito di iniziativa; è l’ardire di svincolarsi dagli antichi e nuovi pregiudizi; è il timore di perdere un primato senza acquistarne un altro; è sopratutto l’egoismo, l’am-

  1. La Donna, fondato e diretto da G. A. Beccari