Pagina:La favorita del Mahdi.djvu/312

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Girò gli occhi all’intorno con un misto di curiosità e di diffidenza. Vide che la capanna era divisa da un tramesso di pelle e che era assai miseramente ammobiliata.

Stava per cercare l’uscita, quando un lembo del tramezzo s’aprì e dinanzi gli comparve un uomo che fissò su di lui due occhi vivi, brillanti, a riflessi di due colori.

Quell’uomo era alto di statura, magro, esile, colla carnagione di un color caffè al latte, capelli bruno chiari e barba nerissima. Sulle suo gote scorgevansi tre cicatrici parallele e una verruca. Strana cosa, aveva un braccio più lungo dell’altro.

Il suo vestito era di una estrema semplicità. Componevasi di una camicia e di un paio di calzoni alla turca di damour (grossa tela di cotone); aveva sandali ai piedi e un piccolo turbante verde sul capo.

Il tenente arabo nello scorgere quell’uomo rabbrividì e cadde, senza volerlo, in ginocchio.

— Il Mahdi!... esclamò con voce soffocata.

Infatti quell’uomo era Mohammed Ahmed, il profeta del Sudan.

CAPITOLO II. — Il Mahdi.

Mohammed Ahmed nacque nel 1843 a Dongola nella Nubia; Amina chiamavasi sua madre e Adullah suo padre, il quale esercitava la professione di falegname.

Fino dall’età di 7 anni questo strano personaggio destinato a diventare così grande, così potente, frequentò la scuola mussulmana e con tanta passione che a 12 anni aveva completati gli studi dell’Alcorano.

Grazie all’affezione dei suoi due fratelli stabiliti come calafati a Shindi e di un suo zio costruttore di barche sul Nilo Bianco, potè proseguire i suoi