Pagina:La fine di un regno, parte I, 1909.djvu/133

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italiana„. Non prima del 17 aprile, secondo il Bianchi, l’Antonini avrebbe scritto il primo rapporto, dal quale si rileva, come egli non avesse avuto neppure un lontano sospetto dell’azione del primo plenipotenziario di Sardegna con Clarendon, con Walewski e con Napoleone III, vecchio ribelle del 1831, non amico dei Borboni, alleato del re di Sardegna in Crimea, e che aveva rivolta a Cavour, in occasione del viaggio di Vittorio Emanuele a Parigi, la famosa domanda: “Que peut on faire pour l’Italie?„ — E quando l’Antonini andò a lamentarsi con Walewski, che ai plenipotenziari sardi fosse stato permesso di aggredire aspramente il governo di Napoli, senza che vi fosse presente un suo plenipotenziario e soggiunse: “la cosa è tanto più deplorabile, in quanto che la fonte vera dell’agitazione rivoluzionaria, onde l’Italia è di nuovo tormentata, è la politica del Piemonte„, Walewski gli rispose: badate, marchese, che non è stato Cavour; non vi posso dire di più, perchè tutti i plenipotenziari si sono impegnati a serbare il silenzio intorno alle cose dette. Ma il vostro governo ha una via aperta per trarsi d’impaccio; si ponga subito di accordo con noi tulle riforme che vuole adottare.


L’Antonini, quel ch’è peggio, non sarebbe stato nemmeno esattamente informato di come andarono le cose. Certo in quel rapporto mostra di ignorare che contro la politica di Ferdinando II avevano parlato violentemente Clarendon, vivacemente Walewski, e moderatamente Cavour, al quale, più che le cose di Napoli, importava richiamare l’attenzione del Congresso sul prolungamento dell’occupazione austriaca in tanta parte d’Italia, e la prevalenza della sua politica in quasi tutta la Penisola, tutte cose che istituivano per la Sardegna un vero pericolo. Se queste parole di Cavour provocarono le proteste dei diplomatici austriaci e prussiani, gli attacchi contro il governo di Napoli non trovarono una sola parola di difesa da parte di quei diplomatici, e neppure dei russi, Più tardi si seppe come per Napoli il Congresso era venuto ad una conclusione meno anodina, non avendo quasi tutti i plenipotenziari contesté l’efficacité qu’auraient des mesures de clémence prises d’une manière opportune par les gouvernements de le Péninsule italienne, et surtout par celui des Deux Sieiles, secondo si legge nel protocollo. Misure di clemenza volevano dire amnistie e riforme, e queste Ferdinando non voleva e assai