Pagina:La fine di un regno, parte I, 1909.djvu/243

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Ne sembrarono persuase le autorità militari, e il re pensionò la vedova del comandante Masseo, perito nello scoppio e le due figlie di lui. La vedova si rimaritò più tardi al contrammiraglio Cacace; e delle figlie, una divenne moglie del mio amico Beniamino Spirito, deputato. Nella famiglia del Masseo non balenò mai il sospetto che il comandante del Carlo III fosse affiliato alla "Giovane Italia» e, nuovo Pietro Micca, avesse mandato in aria sè e il bastimento per servire alla rivoluzione tentata in Sicilia dal mazziniano barone Bentivegna, che vi lasciò la vita. Un superstite del Carlo III, Carmine Gallo di Moffetta, afferma oggi che quell’avvenimento, l’attentato del Milano e lo scoppio della polveriera fossero eseguiti per opera della "Giovane Italia„. E narra ch’egli fu ritenuto complice; interrogato, arrestato per due mesi e poi congedato prima che scadesse la ferma. Il Gallo è vecchio, ed e verosimile che ubbidisca ad un senso di vanità postuma. Nessuno, dopo il 1860, quando ogni supposta e minuscola persecuzione politica servì di titolo per avere impieghi e onori, si fece innanzi a magnificare quel fatto e a chiederne compenso; anzi, essendo il Masseo strettamente imparentato col D’Amico e col Vitagliano, che presero servizio nella marina nazionale, e che io conobbi abbastanza intimamente, non mai sentii da loro attribuire il disastro del Carlo III che ad una disgrazia. La "Giovane Italia„ non aveva organizzazione, nè forza da tentare un’impresa di quel genere; il partito repubblicano era in piena evoluzione monarchica, e i pochi mazziniani discordi tra loro. Il Masseo aveva fama di distinto ufficiale, ma nessuno mai sospettò ch’egli fosse nelle cospirazioni. Il processo, è vero, non è stato esaminato da nessuno, neppure da Beniamino Spirito, che ne fece richiesta, benchè io sia convinto che non ne uscirà alcuna prova confermante le asserzioni del Gallo, ma vi sono i soliti ridicoli divieti.


I tre avvenimenti, accaduti in meno di un mese, e tutti e tre nel mondo militare, quasi scossero la fede del Re nella solidità e fedeltà dell’esercito: certo ne guastarono il sangue e lo resero vecchio a quarantacinque anni. " Le LL. MM. scriveva Gropello in un suo rapporto del 18 gennaio 1867, sono a Caserta, e tanta è la paura che il loro animo comprese, che non vollero nemmeno che i ricevimenti ufficiali che sogliono sem-