Pagina:La fine di un regno, parte I, 1909.djvu/297

Da Wikisource.

CAPITOLO XIII

Sommario: Lo scritto di Antonio Scialoja — Impressione profonda a Napoli e in Corte — Il re n’è particolarmente irritato — Scialoja non disse tutto circa i soprusi delta polizia — Il re impotente a porvi riparo — Volle far confutare lo scritto — I sette campioni — Agostino Magliani e Nicola Rocco — Come entrò l’opuscolo nel Regno — La spedizione di Sapri — Un recente libro — Pisacane e Falcone si suicidarono? — Polemiche postume e accuse atroci — Spedizione voluta da Mazzini — Un’opinione ingiustificata — Alcuni particolari del processo — I titoli cavallereschi — L’ordine del Bagno e i varii ordini equestri — Un epigramma — Gli ordini preferiti del re — I cavalieri nelle province.



A rompere il silenzio, anzi a sciogliere addirittura le lingue, venne lo scritto di Antonio Scialoja sui bilanci napoletani e sardi. Lo Scialoja non sì limitò a confrontare meccanicamente le entrate e le uscite, quali apparivano dai bilanci dei due paesi, ma le sottopose ad una critica acuta e spietata, la quale, riducendo le cifre al loro giusto valore, rendeva eloquenti i confronti, mostrando la superiorità dello Stato sardo sul napoletano. Esaminate le entrate, egli le paragonava con le spese, e suddistinguendo queste, secondo, i varii rami della pubblica amministrazione, ne traeva argomento a considerazioni e rivelazioni gravi, le quali, prese insieme, illustravano tutta la vita economica e politica dei due Stati.

Fu un nuovo e inaspettato fulmine per Ferdinando II, e un risveglio per i sudditi. L’opuscolo, scritto con chiarezza e vivacità, come lo Soialoja soleva, si legge anche oggi con interesse.