Pagina:La fine di un regno (Napoli e Sicilia) I.djvu/102

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1085, e 904 nel 1854. Negli stessi anni, nella facoltà di legge vi furono, complessivamente, 2433 fra lauree e licenze per notai; nella facoltà di medicina, 1927, fra lauree e licenze per levatrici e flebotomi; e nella facoltà di matematica 698, tra architetti e agrimensori, mentre le cedole di farmacia furono 692. Notevole è il confronto di queste cifre con quelle di oggi. Nè coloro che ottennero lauree, licenze e cedole frequentavano l’Università, poichè, non essendovi iscrizione obbligatoria, come ho detto, la frequenza ai corsi era perfettamente libera. L’insegnamento universitario fu negli ultimi anni, soprattutto per alcune materie, un beneficio semplice per molti professori che non facevano lezioni. Le tasse scolastiche erano minime, in confronto delle presenti, e si pagavano solo per la cedola e per la laurea; mentre se questa non era spedita, non si pagava niente.

A mantenere limitato il numero degli studenti contribuivano, oltre la difficoltà dei mezzi di comunicazione tra Napoli e le Provincie, le vessazioni della polizia, la quale, non contenta di seccarli in tutti i modi, ne ordinava, di tanto in tanto, lo sfratto per timori immaginarii. Erano anzi gli studenti una miniera per la bassa polizia, e le astuzie, alle quali ricorrevano per non essere molestati, meriterebbero una storia umoristica. Non esisteva alcuna garanzia per loro, quando non potevano disporre di danaro o d’influenze. Dovevano essere tutti provveduti della "carta di soggiorno„ che si rinnovava ogni mese, a libito della polizia, mercè regali e mancie, e dovevano essere ascritti alla congregazione di spirito e frequentarla tutte le domeniche, ascoltare la messa e la predica, cantar l’ufficio e confessarsi. Oltre alla congregazione di spirito dell’Università, di cui era prefetto il prete don Antonio d’Amelio, vi era quella di San Domenico Soriano, diretta dal prete don Gennaro Alfano, alla quale erano iscritti più di 500 giovani. Senza il certificato di aver assistito a quelle congregazioni, non si era ammessi agli esami, e si può bene immaginare quante mance, burle e astuzie si adoperassero per ottenere il certificato, senz’assistervi. La polizia teneva d’occhio le case e i caffè degli studenti più in vista. Frequentissime le perquisizioni; e guai se si trovava qualche libro, sul cui frontispizio fosse stampata la parola politica. I nomi di certi autori portavano dritto dritto all’arresto: così Machiavelli, Botta, Giannone, Colletta, Leopardi, Gioberti, Massari, Berchet, Giusti, fra