Pagina:La fine di un regno (Napoli e Sicilia) I.djvu/163

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quella del Trovatore, succeduta all’altra, esilarantissima, del Roberto di Piccardia, nonchè alle 99 disgrazie di Pulcinella e alla commedia del Marullo: Pulcinella che fa tricchetracche tanto a parte co no finto Farfariello. San Carlino e la Fenice, posti a pochi passi di distanza, si facevano una rabbiosa concorrenza, ma la palma del primato fu sempre del San Carlino. La Fenice scritturò il De Lise, che si faceva applaudire da un pubblico eteroclito. Al Sebeto si davano, annunziate da rumorosi colpi di grancassa e dal noto grido: jamme, jamme, ca mo se principia,1 tre rappresentazioni al giorno, senza che si riuscisse a sfamare la numerosa compagnia. Oltre i teatri, c’erano i circhi equestri. Nel 1858 levò rumore quello diretto dai fratelli Guillaume e un anno prima, uguale rumore aveva levato quello del Soullier.


Fiorivano i filodrammatici. Non poche famiglie signorili avevano nel proprio palazzo il teatrino, dove i dilettanti recitavano, alla presenza di amici e d’invitati, drammi, commedie e tragedie. La sera del 10 giugno 1857 si rappresentò, nel teatrino di casa Lucchesi Palli, il noto dramma Luigi Rolla. L’interpetrarono Ernesto Cassitto, Ottavio Serena, protagonista, il conte Eduardo Lucchesi, Maddalena Torelli, Massimo Consalvi, Achille Torelli, Lorenzo de Francesco e Alfonso Cassitto: “tutti egregi giovani — scriveva il Nomade — e degni veramente d’ogni lode, non solo già pel nobile fine che si hanno proposto, ma eziandio pei rapidi progressi, che sempre più essi fanno nella bellissima arte della drammatica„. Pochi mesi dopo, in casa del barone Proto Cicconi, la baronessa, la signorina Del Casale, i fratelli Bisceglie, i signori Santoro, Romeo e Pelsenet recitarono la Pia dei Tolomei del Marenco e poi Il sistema di Giorgio di Del Testa, i Due sergenti e alcune farse. Ma in quell’anno fu l’elegante teatro del conte di Siracusa, alla Riviera di Chiaia, che sali ai maggiori onori. La sera del 15 marzo 1858 vi si rappresentò, con un allestimento scenico splendidissimo, Alda, la Stella di Mantova, dramma in versi, scritto appositamente dal duca Proto e inteso a dimostrare che la vera bellezza non solo può condurre a virtù un cuore pervertito, ma comporre vecchi

  1. Andiamo, andiamo, che ora si principia.