Pagina:La fine di un regno (Napoli e Sicilia) I.djvu/169

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CAPITOLO VIII


Sommario: L'esercito — Suo numero e sua costituzione — Lo spirito dinastico — Le cure di Ferdinando II per la milizia — Gli ufficiali — I reggimenti svizzeri — Lo stato maggiore — Le pratiche religiose dei soldati — La disciplina e la severità, delle pene — Il valore dell’esercito nel Regno e fuori — I Napoletani nelle milizie napoleoniche — La condizione morale delle truppe — La marina militare e la mercantile — Loro deficienza — Gl’istituti di marina e l’alta Corte militare — L’attentato di Agesilao Milano — Feste e ringraziamenti per la salvezza del Re — La protesta di San Benedetto Ullano — Agesilao non cospirava — Il contegno del Re dopo l’attentato — Ferdinando II al ministro di Sardegna — Gli amici di Agesilao Milano in pericolo — Astuzie per farli fuggire — Lo scoppio della polveriera e del Carlo III — Rigori della polizia — A Maria Concetta Senza Macchia.


Ferdinando II spese gli ultimi anni del suo regno nell’accrescere e consolidare l’esercito. Fu questa l’unica opera da lui veramente compiuta. Prima del 1848, l’esercito napoletano contava 60 000 soldati di nome, ma in realtà esso non giungeva ai 40 000. Negli ultimi anni soltanto crebbero le milizie a 100 000 uomini ed assorbirono più che la metà delle entrate del Regno, le quali non arrivavano a 30 milioni di ducati. L’esercito ne costava diciotto. Così per il numero, come per la spesa, l’esercito delle Due Sicilie divenne affatto sproporzionato alla popolazione, alle condizioni economiche del Regno e ai proventi del bilancio. Esercito essenzialmente dinastico, che prima del 1848 quasi non aveva spirito di corpo. Dopo il 1848, pur continuando tra gli ufficiali superiori le reciproche iperboliche denigrazioni, onde apparivano peggiori della lor fama, un certo spirito di corpo cominciò a manifestarsi, benchè vi entrassero dalle leve