Pagina:La fine di un regno (Napoli e Sicilia) I.djvu/175

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conte Luigi Gaetani di Laurenzana, Pietro Vial e Francesco Pinto, marchese di San Giuliano e principe d’Ischitella. Francesco Casella, padre dell’illustre avvocato, era intendente generale ed Emanuele de Gaeta comandava la piazza di Napoli. Ispezionava le guardie reali il cadente Selvaggi; comandava la gendarmeria il brigadiere Francesco Antonio Winspeare; Galluzzo dirigeva il servizio dei corpi facoltativi e Gregorio Lubrano, maresciallo di campo, era ispettore dei soldati provinciali o sedentanei.

Tutte le città fortificate avevano un proprio comandante e si dividevano in tre classi. Il maggior Focardi comandava Trapani; il maggiore Cappelli, Milazzo; il capitano Michele Amari, Aquila e il capitano Cecere, l’isola di Capri. Ai tenenti generali si dava il titolo di Eccellenza, agli altri ufficiali il don. I Reggimenti di fanteria, eccetto i primi sei, s’intitolavano da una città o da una provincia e si distinguevano per il diverso colore delle mostre. Il primo reggimento si chiamava Re, e portava mostre rosse; e così il secondo, che aveva nome Regina; mostre gialle portavano il terzo ed il quarto. Principe e Principessa; di colore amaranto il quinto ed il sesto, Borbone e Farnese; celesti il settimo e l’ottavo, Napoli e Calabria; Puglia e Abruzzo di color arancio; Palermo e Messina verdi; Lucania e Sannio di rosso cupo e Messapio di color violetto. Splendide le divise, copiate dalle francesi dei tempi di Luigi Filippo. Tornato da Parigi, Ferdinando II cangiò in bleu l’uniforme rossa della guardia reale e le diè il cappellone di peli; ordinò i calzoni di color rosso cupo alla fanteria ed alla cavalleria, chiamò cacciatori i bersaglieri; ed usseri i cavalleggieri.


L’esercito, privo di qualunque sentimento nazionale, aveva invece esagerato spirito di religione, anzi di bigotteria. Soldati e ufficiali portavano addosso amuleti ed avevano immagini sacre nelle giberne e nei sacchi. Nella stessa misura, colla quale in lui si aumentavano gli scrupoli religiosi, Ferdinando II voleva che crescessero le pratiche di devozione nel suo esercito. Ogni arma aveva il suo santo patrono, e nelle città di presidio, per la festa del protettore, gli ufficiali in alta tenuta con lunghe candele accese in mano, seguivano le processioni e dietro loro, una o due compagnie di soldati con musica. A Napoli molti ricordano la