Pagina:La fine di un regno (Napoli e Sicilia) II.djvu/114

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luoghi di provincia e di circondario, era rarissima; ordinariamente, si mangiava carne di castrato, di pecora o di agnello, polli nelle grandi occasioni, e carne di maiale nell’inverno.

I ricchi e gli agiati abitavano case proprie. La prima affermazione della ricchezza era l’acquisto della casa, dove non abitava che la famiglia, perchè il meridionale, soprattutto il siciliano, dà alla home il carattere di gelosa intimità e non ammette che vi possa abitare e quasi penetrare altri. Nella casa il ricco raccoglieva quanto era necessario alla sua famiglia, e ordinariamente, annesso alla casa era il giardino o l’orto, per cui non si rendeva necessario uscire. Nelle case erano quasi ignoti i cosiddetti conforti o costose superfluità moderne, e di quadri non si vedevano che immagini sacre in caratteristiche stampe, o litografie di scene rappresentanti gli episodii di Genovieffa di Brandeburgo, ovvero i quattro poeti italiani, o i grandi compositori di musica, o le quattro stagioni. Nelle case più antiche e più ricche si vedevano stampe napoleoniche o mitologiche, specchiere e candelabri del tempo dell’impero, ritratti ad olio degli antenati con la caratteristica lettera in mano, sulla cui sopraccarta si leggeva il nome del personaggio, dipinto sulla tela nel costume del tempo. Dopo la guerra di Crimea vennero di moda gli episodii e i personaggi di quelle battaglie; e dopo il 1859, nelle case dei liberali, si vedevano litografie colorate delle battaglie di Montebello, di Palestro, di Magenta, di Solferino, con i ritratti di Napoleone III e dei generali francesi.

Rarissime le pinacoteche private. L’Abruzzo, patria dei fratelli Palizzi e dello Smargiassi, era la sola regione dove fossero interessanti raccolte private. Vanno ricordate quelle delle famiglie Dragonetti e De Torres in Aquila, e dei marchesi Cappelli a San Demetrio, nonché la raccolta di don Filiberto de Laurentiis in Chieti, erede di quel Niccola de Laurentiis, che nei principii del secolo onorò la pittura napoletana. La raccolta Cappelli andò divisa fra gli eredi di Luigi e di Domenico, fratelli maggiori di Emidio, l’autore della Bella di Camarda, che fu Pari nel 1848 e deputato di San Demetrio nella prima legislatura del Parlamento italiano e che insegnò il latino a Ruggiero Bonghi, giovinetto. Figliuoli di Luigi Cappelli sono: Raffaele, deputato di San Demetrio e già ministro degli esteri, e Antonio, senatore del Regno. Aquila, Catanzaro e Lecce