Pagina:La fine di un regno (Napoli e Sicilia) II.djvu/48

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dinando II e salutare il successore. Dico forma concreta, perchè Salmour, il quale era segretario generale del ministero degli esteri e intimo di Cavour, ebbe da lui istruzioni copiose e precise, contenute in una lunga lettera del 27 maggio e che possono condensarsi in queste: procurare l’unione delle due Corti in una stretta comunanza di pensieri e di opere, ed indurre il nuovo principe ad assicurare col Piemonte l’impresa dell’indipendenza nazionale, dichiarando pronta guerra all’Austria e mandando parte dell’esercito sul Po o sull’Adige; stipulare una lega offensiva e difensiva con la reciproca guarentigia dell’integrità dei due Stati; concedere riforme giuste e liberali per far paghi i voti del paese; dichiarare che lo Statuto fondamentale del 1848 era mantenuto in diritto, ma che se ne rimandava l’attuazione a guerra finita; concedere piena amnistia agli esuli e ai prigionieri politici; cercare, a rendere più agevoli i negoziati per l’alleanza, che fosse allontanata dalla Corte l’ex regina Maria Teresa, e penetrando il conte di Siracusa, al fine di mantenerlo saldo nei suoi propositi italiani e liberali. Per tutto il resto prender consiglio dal conte di Gropello.1

Dopo Magenta e Solferino le istruzioni divennero più ampie, come si vedrà. Salmour giunse a Napoli pochi giorni dopo la dimostrazione per la battaglia di Magenta. Sia che lo scopo della missione si sapesse prima del suo arrivo o s’indovinasse, certo è che l’annunzio della sua venuta non venne bene appreso in Corte. Fu considerata come un’insidia, che il Piemonte volesse tendere al Re di Napoli, il quale, ricordando l’ultimo consiglio di suo padre, aveva dichiarata la neutralità e intendeva perseverarvi. In Corte erano tutti d’accordo su questo. E però la polizia, temendo dimostrazioni da parte dei liberali all’arrivo

  1. La lunga lettera di Cavour a Salmour fu pubblicata nell’ottavo volume della Storia documentata della diplomazia europea in Italia, di Nicomede Bianchi, ma n’è sbagliata la data: invece del 27 maggio, vi è scritto 27 giugno: errore forse tipografico, ma poco giustificabile, trattandosi di documenti storici. Il 27 giugno Salmour era a Napoli da 15 giorni. Del resto, gli errori di date e di nomi circa le cose napoletane sono tutt’altro che rari in quell’istoria, o meglio zibaldone di documenti importanti, che al Bianchi costò poco di raccogliere, essendo egli direttore degli archivii di Stato. Però, riguardo alla missione Salmour glie ne sfuggi uno importantissimo, che a me è riuscito di trovare negli stessi archivii di Stato.