Pagina:La guerra del vespro siciliano.djvu/19

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del vespro siciliano. 3

memorie repugnanti tra loro, seguirò quelle di maggior autorità, sia per sè medesime, sia perchè si accordino con le necessità degli uomini e de’ tempi.

E su i tempi rivolgendo indietro lo sguardo, io non dirò, per esser cose a tutti notissime, nè gli ordini del governamento feudale che ingombrava l’Europa, nè i vizi di quello, nè i passi che moveansi alla riforma nel secolo decimoterzo. Quali nascer possono da poter civile, non già diviso ma senza misura fatto a brani e fluttuante, da estrema disuguaglianza ne’ dritti e negli averi, e poco men che universale ignoranza, deturpata religione, leggi impotenti, e uso alla violenza, e necessità della frode; e tali erano i costumi: nè la riforma, dubbia e tarda, li moderava per anco. Necessaria è per natura, nei costumi de’ popoli, una mescolanza di buono e di tristo, della quale per leggi ed esempi mutansi alquanto le proporzioni, e non si spegne pur mai nessuno degli elementi; ma in quella età forse al peggio si traboccava, sopra il biasimo de’ tempi nostri. Certo egli è, che in tal mezza barbarie, sciolti gli uomini dalla menzogna delle infinite forme, che oggidì ne inceppano a ogni passo nel viver domestico e civile, le grandi passioni, o buone o triste, più rigogliose sorgeano, e più operavano.

Tra così fatti uomini, tra la divisione e debolezza degli stati, il sacerdozio giganteggiava; raccogliendo i frutti della mansueta pietà dei tempi apostolici, del fervore delle prime crociate, della ignoranza lunghissima dei popoli. Fu la religione di Cristo nei secoli di mezzo sola luce e


    renderne merito al sacerdote don Gaspare Rossi, lodatissimo per non comune perizia, erudizione, memoria.
    Una permissione del ministero degli affari interni mi die’ adito al regio archivio di Napoli: ove trovai molta cortesia in quanti reggono questo prezioso stabilimento, e in particolare nell’erudito professore signor Michele Baffi, capo dell’uficio al quale appartengono i diplomi svevi e angioini.