Pagina:La guerra del vespro siciliano.djvu/60

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44 la guerra [1266-82]

conceduto il regno a patto che gli ecclesiastici godessero tutte lor pretese franchezze, dagli Svevi negate; e che si rendessero i beni occupati dagli Svevi a chiese o usciti. Giurollo Carlo, e da re nol dovea: preso il regno poi, avarizia il vinse a romper la fede; non già negando aperta-

    apposta: Gallo, Annali di Messina, tom. II, pag. 102; e Mss. della Bibl. com. di Palermo Q. q. G. 2.
        Tralascio ancora, come di niuna importanza, un frivolo privilegio di re Carlo I al comune di Palermo, al quale, per la sua dignità, e lealtà nelle recenti turbazioni di Corradino, lasciò la elezione dei maestri di piazza, catapani, e altri uficiali minori. Diploma dato di Napoli a 24 ottobre 1270, tra’ Mss. della Bibl. com. di Palermo Q. q. G. 2. Nello stesso volume si trova un altro diploma dei 28 settembre 1275 dato di Venosa, in cui re Carlo mezzo confermava e mezzo no un privilegio dell’imperator Federigo ai Palermitani, per le inquisizioni dei giustizieri nei delitti pubblici e privati.
        Nè si farà menzione de’ nomi dei vicari che ressero la Sicilia per Carlo, oscuri ministri di un pessimo principe, non segnalatisi nè anco per iniquità che passasse la volgare. Furono, se alcuno pur ama saperli, Fulcone di Puy-Richard, Guglielmo di Beaumont, Adamo Morhier, Erberto d’Orlèans. Caruso, Storia di Sicilia, parte 1ª, tom. II.
        Il Sismondi nella Istoria delle repubbliche italiane, tom. II, cap. 7, afferma, che sotto la dominazione di Carlo I, i baroni siciliani malcontenti furono spogliati e oppressi, ma nè tutti presi, nè tutti cacciati dall’isola; e che i Francesi facean soggiorno nelle città e su le costiere, ma osavan di raro addentrarsi nelle montagne interiori, ove i signori al par de’ contadini serbavan tutta la loro indipendenza. A provar questi due fatti sì gravi non allega alcun documento; nè per vero ne potea; nè percorrendo le memorie del tempo sapremmo apporci quale abbia potuto dar luogo al Sismondi a credere limitata e contrastata la dominazione dei Francesi in Sicilia. Per lo contrario tutti gli avvenimenti, le leggi, gli atti di questo governo mostrano, che dal 1268 al 1281 senza la menoma eccezione o resistenza, levò per tutta la Sicilia quanti danari volle, fè concessioni feudali ai baroni francesi nei luoghi più riposti dell’isola, e per ogni luogo comandò, vessò, ingiuriò. Se dunque il Sismondi non parla de’ baroni che malediceano e obbedivano, come tutti gli altri Siciliani, senza dubbio la inesatta narrazione del Villani intorno la congiura di Giovanni di Procida, e la ignoranza di molti particolari di Alaimo di Lentini, furon quelli che il portarono a conchiudere frettolosamente, che restassero nell’isola, dopo i tempi di Corradino, baroni in istato d’aperta ribellione. L’altro supposto, ch’è di molto più fallace, forse fu suggerito dalle parole di Saba Malaspina su gli abitatori