Pagina:La guerra del vespro siciliano.djvu/88

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72 la guerra [1266-82]

del governo rattemperava que’ danni; e quanto la Sicilia perdea, la Puglia acquistava. Fioria Napoli per lo soggiorno della corte, per l’affluenza di tante faccende: ristorò Carlo la sua università degli studi, la ornò di splendidi edifizi, di feste e di spettacoli la fe’ lieta. Lagrime, e terrore nell’isola intanto. Manomessa la nazione, manomessi i privati; non magistrato che rendesse ragione; non principe che riparasse i torti; nè un domestico asilo rimanea dove l’abbominato accento straniero non penetrasse a ricordare più scolpitamente la servitù. Delle facoltà loro non eran padroni; vilipesi nelle persone; ingiuriati nelle donne; della vita in sospetto sempre e in periglio. A tanto la Sicilia venne per le violate leggi, e ’l dominio straniero! Tal era nel secolo decimoterzo una tirannide!