Pagina:La guerra nelle montagne.djvu/43

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Eppure, malgrado tutto ciò, dovetti riscontrare una spaventevole interruzione in quella macchina enorme. Sul versante di un monte era stata piazzata una batteria di cannoni, con muli, baraccamenti, e scuderie, tutto completo; improvvisamente, la montagna credè opportuno di spazzar via ogni cosa, come una donna spazza la neve attaccata alle sue vesti.

«Ne trovammo cinquanta e li seppellimmo». — disse l'ufficiale — additando una fila di croci piccole, emergenti appena da una conca di neve. «Novanta di essi sono laggiù, nella vallata, con i muli ed il resto. Quelli lì non li troveremo mai più. Come accadde? Una piccolissima cosa fa partire una valanga quando la neve è arrivata al punto! Forse anche lo sparo di un fucile. Eppure, soggiunse con aria risoluta, dobbiamo andare avanti e scuotere tutta questa atmosfera con i nostri cannoni. Ascoltate!».

In quel momento non si compiva nulla di importante su questo fronte, che non si facesse sugli altri; soltanto qualche pezzo, nascosto qua e là, rispondeva all'avversario. Talvolta il colpo risuonava come un grido trionfale attraverso le nevi; tal'altra come una caduta di alberi nelle macchie lontane; ma era tremendo questo suono quando si spegneva in un sordo martellamento non più forte del pulsare del sangue nelle orecchie dopo una ascensione alpina; come pure terribile era il segnale che una montagna pareva dare, quando si era decisa ad entrare in azione per proprio conto.