Pagina:La lanterna di Diogene.djvu/106

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VIII.

L’inno dei Lavoratori.


Non c’è dubbio; è stato il postino a spargere la voce che io sono un «signore».

Quanto dispiacere mi abbia fatto questa rinomanza, non saprei dire: non perchè non vorrei essere un signore, ma perchè non è vero, purtroppo!

Dunque, quando alcuno fra questa brava gente grida: «Guerra ai palazzi e pace alle capanne», si rivolge anche a me? A me? Ma io vi mando dal mio padrone di casa: andatelo a dire a lui! Adesso capisco perchè quei piccoli favori, quello scambio di aiuti che i poveri si fanno tra loro — e rendono così umana la vita — a me non si fanno se non dietro pagamento!

Ho domandato una volta alla moglie del calzolaio, quel calzolaio che tiene circolo aristocratico:

— Mi regala quel bel garofano?

E lei mi rispose:

— Vengo mai a domandar niente a casa sua?

Lo disse per ischerzo, lo so, perchè il garo-