Pagina:La lanterna di Diogene.djvu/126

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Conviene sapere che io ero rimasto sino alle tre dopo la mezzanotte alla città vicina, dove è un grande ritrovo mondano, e in esso un casino che porta un titolo molto onorevole e signorile. Nelle ore piccole vi si lavora al macao, al trenta e quaranta e specialmente alla   r o u l e t t e.

Quella notte funzionava la   r o u l e t t e.   Anche in questo esercizio del giuoco il sesso femminile era in soprannumero. E mentre l’uomo — una fila rigida di grandi sparati — serbava una impassibilità che parea compostezza; la donna invece appariva incomposta. I monili, le carni, le chiare lievi vesti, le pupille brillavano di un fascino ardente e divoratore, contro cui la virtù ha bisogno di tutte le sue corazze. Ogni tanto una di quelle mani che pareano scolpite nel pallido corallo s’avanzava per deporre o ritirare la pila dei gettoni. Oh, fragile essere insaziabile e bellissimo! Io mi meravigliai che tutta quella gente non si vergognasse di essere sorpresa da me in quella operazione, del giuocare, perchè molti erano a me noti, molti erano professionisti, cavalieri e funzionari pubblici. Ma la loro pupilla, che s’abbattè con la mia per un attimo, si meravigliò specialmente per la mia meraviglia.

Quest’orgia notturna era celebrata nel più