Pagina:La lanterna di Diogene.djvu/173

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struire il grande   H ô t e l   della Fama, solitamente non crede (e non ha tutti i torti!) che da terribile verità possa generarsi opera d’arte. Finzione, finzione, bella finzione, leggiadro strazio, eleganti lagrime, tale è il mestiere del poeta: e perciò solo applaude: e tu vieni allora alla ribalta, o poeta, e inchinati sorridendo, e poi il pubblico ti domanderà: «Che cosa state facendo adesso, poeta? A quando un nuovo libro che ci faccia divertire con nuove lagrime, anche più belle?»

Non è facile incontrare il gusto del pubblico, ma una volta incontrato, esso è esigente ed è d’obbligo una certa produzione regolare. Che si direbbe di una rispettabile ditta che rispondesse agli avventori suoi: «Quest’anno non abbiamo produzione»?; ma si rivolgerebbero ad altra ditta in concorrenza.


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Cantavano le cicale melodiose e Dio Pan seguitava dicendo: «Ad un altro poeta, che fu compagno e amico del Pascoli, io ho insegnato, come a lui insegnai, i segreti della terra e del cielo, del fiore e dell’errante uccellino. Questi, a differenza di quello, non difito della morte nelle sue canzoni, ma il voluttuoso, lieto inno d’amore. Bianco-