Pagina:La lanterna di Diogene.djvu/178

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«rugiada del mare») superbamente fioriva; fioriva il basilico che assorbe l’odor dell’estate, e molte rame di limoncella gareggiavano d’altezza con le mirice.

Sì: io sorpresi me stesso dire a me stesso: che cosa sto a cercare più nella vita? « Ma a quale scopo mi sono insino a questi giorni tanto affaticato nel mio peregrinaggio terrestre? Ma non sarei felice io qui? Io sono seccato a morte di dover ritornare fra poco ad essere dottore, professore, elettore, libero schiavo! Ecco: sventolare la bandiera a questi piccoli treni, non veloci, salutando reverentemente la vita che passa; e godere intanto questa solitudine, questa santissima quiete, dalla quale passerei senza avvedermene, senza contrasto, a più sicura pace, sepolto qui, presso questo mare, con una scritta che io vorrei dettata così: «Exaudiam vocem maris»: ecco la felicità, e altro non chiedo».

Lo so! Se io manifestassi questo desiderio a questa famiglia di cantonieri, ben mi direbbero «pazzo» e senza ritegno. Queste ragazze, forse, sarebbero più contente se potessero andare ad abitare in una tumultuosa via di Torino o di Milano; e il loro padre avrebbe bisogno, per la compiuta estrinsecazione della sua anima, di passare almeno un paio d’ore per giorno in una taverna e quivi discu-