Pagina:La lanterna di Diogene.djvu/18

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spiro dell’idillio di Aminta in cui tu esalasti l’anima giovane, o Torquato! Ma il castello Estense di Belriguardo non è più! Ad un tratto la scena mutò. Le bianche acque si erano fatte vermiglie: il sole tramontava; ma ciò non parve effetto del sole: parve invece che quelle acque rosse fossero come un fantasma dell’umano sangue che tu lavasti, o Po, nel corso dei secoli.


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Il riposo della notte a Piacenza non fu molto riparatore.

Per dormire bene, bisogna spegnere, come fa il sacrestano nelle chiese che smorza tutte le candele dell’altare maggiore: spegnere tutte le idee. Ma quando con lo spegnitoio della volontà si soffoca un’idea, e poi si vede che se ne accende un’altra da sè, e le fiammelle risplendono, si levano, ondeggiano come fuochi fatui e non si possono raggiungere con lo spegnitoio, oh, allora è un gran brutto voltarsi nel letto!

Cara, allora, è la notte estiva, perchè breve è la mancanza del sole; il quale, oltre alla virtù di far crescere la spiga, ha quella di ridurre la vista delle cose alla proporzione della realtà, e dissipare i fantasmi.