Pagina:La lanterna di Diogene.djvu/251

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Anch’io pensavo ad un frutto di infinita dolcezza, e ben più sigillato che non sia il pinòlo entro la pigna! Non passò per quest’argine, per questa selva, la piccola sfinge dal piede scalzo?

Oh, la buona gente mi loda quando mi vede accompagnare i bimbi lungo l’argine della ferrata, verso la selva, e dice: «Che buon papà!»

Io lascio lodare, e sto zitto. Sì, va bene, io accompagno a spasso questi bambini per dovere professionale; ma anche perchè — io non so come avvenga — questa infanzia mi inspira alcuna castità e purità di imagini.

Eppure anche voi, bambini, se crescerete, dovrete passare dal desiderio di questo innocente frutto del pino, al desiderio di ben più acre e terribile frutto! Ahcha voi percorrerete questa che a me, oggi come oggi, pare — a dire proprio il vero — una specie di   v i a   c r u c i s;   mentre a voi, sino dal primo destarsi del senso, sembrerà la più fiorita, la più gioiosa via della terra: e allora tutte le energie della giovanezza vi soccorreranno affinchè possiate percorrere questa via, e lotterete anche voi per quell’acerbo frutto, antico, eterno, collocato sul più eccelso ramo dell’albero della vita. E tu, piccino biondo, che ti pulisci la bocca, se io ti bacio, ah, su quante labbra impure bramerai di posarti e ti poserai! Poveri bam-