Pagina:La lanterna di Diogene.djvu/259

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I miei bambini non sono certo come Negrito; eppure anche loro trovano un compiacimento squisito nell’esercizio della ferocia. Quante volte non mi sono arrabbiato per quella storia delle frecce!

No, non basta che l’arco della balestra sia robusto. Il godimento non è pieno se la freccia non ha la punta d’acciaio, che dia l’illusione di un’arma vera. Io li ho sorpresi, nell’ora della siesta, in cucina, con altri compagni della stessa proporzione, intenti al lavoro delle frecce. Uno rompeva la capocchia degli spilli, un altro scioglieva il catrame sul fornello. E che serietà in quel lavoro! Parlavano come piccoli uomini: esaminavano le punte su le palme delle manine e dicevano: «Questa se entra dentro, può ammazzare da vero!» «Almeno levare un occhio!»

— Ah, sì? — e spalanco la porta: Che terrore, poveri piccini! Hanno mandato un grido, hanno preso le loro armi e sono fuggiti; ed io li ho inseguiti, ma un po’ per volta mi venne in mente la figura di Gulliver che insegue gli abitanti di Lilliput. Ciò è abbastanza ridicolo; anche per il fatto che ad ottenere un certo risultato, bisognerebbe conservare le proporzioni di Gulliver specialmente rispetto agli uomini grandi.

È questione di nervi. L’idea della f e r o c i a