Pagina:La lanterna di Diogene.djvu/261

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dinella, stesa supina, con le bellissime ali aperte, come per meglio lasciare fuggire la vita.

— Ma sapete — disse alle compagne — che queste ali, ma precise a queste, si vendevano in un negozio di cappelli, sotto il Pavaglione, due lire il paio?

Le amiche, meravigliando, pur ne convennero. — Bisognerebbe saperle preparare! — disse una, e l’avvocato Pasqualino, che era lì presso, disse: — Volete, signorine, che ve le prepari io? Sono un poco imbalsamatore.

Già. io l’aveva un po’ su con l’avvocato Pasqualino. Egli era quegli che, a proposito della mia idea di fare cavaliere del lavoro il p i u s a g r i c o l a, aveva assicurato che una fra le cose certe era che io non sarei mai riuscito, nemmeno deputato. L’avvocato Pasqualino è un entusiasta trombettiere della modernità; e non manca di un avvenire politico. In quel giorno la soddisfazione di trovarsi al mondo al principio del secolo ventesimo, appariva sul florido volto; e i suoi baffetti neri erano più impertinenti che mai.

— Sì, sì, — pigolarono festosamente le giovanette, e allora egli levò di tasca un paio di forbicine e cominciò con molta calma a tagliare e pareggiare quelle povere ali, così care all’azzurro ed al sole: t i c, t a c!

Quel t i c, t a c irritò il mio infelice sistema