Pagina:La lanterna di Diogene.djvu/60

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 52 —

! conclusi contemplando uno di quei bipedi infilzato nella forchetta.

In quella occasione feci conoscenza di un vino locale, vino di montagna che non conoscevo neppure di nome ed è chiamato vino tosco. È un vinello lieve, roseo, acidulo. Il carrettiere, che mi aveva raggiunto, mi assicurò che di quel vino se ne può bere sino a mutare lo stomaco in un otre; e non fa male. Dev’essere così, perchè esso non turbò menomamente il dolcissimo profondo riposo di cui mi gratificai dopo il pasto.

O frescura delle lenzuola di bucato, o voluttà del buio nella stanza, con la coscienza che lentamente si spegne (vedendo però attraverso un tenue spiraglio della finestra l’imagine del gran sole!) o sonno senza sogni, senza visioni, senza sussulti! Quante poche volte mi accadde di dormire così!

Un breve sonno, se profondamente e lievemente dormito, vale una lunga notte di sonno sognato e agitato; e in vero quando mi destai, credetti aver dormito come una notte, e già tramontato credevo il sole. Ma come ebbi spalancati gli scuri, vidi che il sole si distendeva in pieno meriggio per la piazza deserta e faceva barbagliare le verdi piramidi lontane della Serra. Erano appena le tre.

In quelle due ore io mi ero rinnovato nel