Pagina:La lanterna di Diogene.djvu/62

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che pe’ suoi sogni sereni, molto io l’amo per le sue verità buone: fra cui questa:

In casa mia mi sa meglio una rapa
ch’io cuoca, e cotta su ’n stecco m’inforco
e mondo e spargo poi di aceto e sapa,

che all’altrui mensa tordo, starna o porco
selvaggio.


*


A Paullo, capitale del Frignano, giunsi all’ora del vespero, che appena quetava la grande calura. Un droghiere e il suo figliuolo mi furono così cortesi di bibite e di caffè che parea m’avessero conosciuto altre volte. Come mi pregavano di rimanere!

— Ma da Paullo alla Lama si va in bicicletta in un’ora, — dicevano, — e adesso sono le quattro a pena. Dalle quattro alle nove lei può arrivare sino a Pievepelago, se vuole!

Ma il galantuomo ignorava la mia velocità, e io vedevo le ombre farsi lunghe e la luce già di colore arancio. Mi fermai tuttavia un altro poco; e mi ricordo che venne a sedere fra noi un vecchietto segaligno e vispo, con un vestitino di cotone e un consunto cappelluccio di paglia che quasi non aveva ala; e raccontava raccontava con una gioia da bambino tutti i vecchi aneddoti di Paganini, il