Pagina:La lanterna di Diogene.djvu/75

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na. Sentii il colore della luce, calda come d’oriente, che il sole dona con speciale munificenza a quell’angolo ignoto di terra, e mi sorrise l’illusione che essa debba arrivare anche a quelli che giacciono sotto terra, e le tenebre ne siano consolate: mi parve (o sogno, dono di Dio!) che riposando un dì sotto quelle glebe natìe, udrò ancora il susurro del mare.

Così pensavo e la bicicletta andava, quando mi venne incontro un grido di gioia ed un giovinetto; ed il grido formava quel nome che suona caro più di ogni altro al cuore dell’uomo. E nel modo stesso che il cane fedele corre avanti e indietro al padrone, così quel giovinetto non sapeva se fare festa a me o ritornarsene ad annunziare la mia venuta alla nonna, che attendeva nella casetta: la casetta di cui si scorgeva la finestra a piano terreno, illuminata.

Passammo davanti alla fontana: essa nella sera facea cadere le liquide perle entro la conca di pietra, armoniose come un canto domestico. Io scesi dalla bicicletta; il giovinetto prese il manubrio e guidò la macchina.

— Sì, è bene, — dissi io, non ricordo se a lui o a me, — è bene che tu regga parte del mio peso, oramai. Si invecchia, figliuolo!

— Sai la novità? — disse lui festevolmente.