Pagina:La madre (1920).djvu/153

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gli alberi battuti dal chiarore dei fuochi, e alcuni bevevano davanti alla piccola bettola della madre di Antioco: le donne, con bimbi addormentati in braccio, sedevano sui gradini della chiesa, tenendo in mezzo a loro Nina Masia, tranquilla come un gatto sonnolento.

La guardia col cane, in mezzo allo spiazzo, sembrava un monumento.

All’apparire del prete tutti si mossero per circondarlo: il suo cavallo però, spronato di nascosto, affrettò il passo tentando di scendere dalla parte opposta della chiesa, dov’era la casa del suo padrone.

Allora questo padrone, ch’era uno dei bevitori davanti alla bettola, s’avanzò col bicchiere in mano, e fermò la bestia per la briglia.

— Ehi, ronzino, a che pensi? Sono qua io.

Il cavallo si fermò di botto, allungando le labbra in mezzo al morso quasi volesse bere il vino del suo padrone: e il prete fece, un movimento per smontare, ma l’uomo lo tenne fermo per una gamba.