Pagina:La madre (1920).djvu/238

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 228 —


Come poteva accusarsi al suo popolo?

Ma appunto questo suo sentirsi padrona anche del luogo sacro le rendeva più insopportabile la presenza dell’uomo ch’era stato suo pari nel peccato e adesso le sì mostrava dall’alto mascherato di santità, coi vasi sacri in mano; alto e luminoso sopra di lei piegata ai suoi piedi colpevole di averlo amato.

Il cuore le si gonfiava di nuovo, d’ira e d’angoscia; e il canto del popolo le fremeva intorno tenebroso, come supplicante da un abisso, e le chiedeva salvezza e giustizia.

Dio adesso le parlava cupo e austero, imponendole di cacciare dal tempio il suo servo impostore.

Diventò pallida, fredda di un sudore mortale. Le ginocchia le tremavano contro la panca; ma non piegò più la testa, ferma a guardare i movimenti del prete sull’altare. E sentiva come un soffio malefico uscirle di bocca, andare diritto a lui e investirlo, fasciarlo del gelo che avvolgeva lei.