Pagina:La pastorizia.djvu/108

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libro quinto. 99

140Di ciondoli appuntati e ferree nappe
Armansi i fianchi; e già salta la sbarra
Con impeto, già prende il campo, e sbalza
Di sotto alle fuggenti unghie l’arena;
Nè mai dal corso si ristà, chè svolto
145Pei lombi e per lo petto il fiero ordigno,
Tempestando di punte si dibatte;
E tuttavia lo insanguina ed incalza.
A questo aggiugni ancor, che del soverchio
Scemandone la coda, ognor più mondo
150Sarà l’agnello; e quell’umor che indarno
Deriva a lei dal corpo, i ben tarchiati
Fianchi rallarga e le complesse groppe.
Talora oltre il confin del dritto eccede
L’un corno o l’altro; e questi anco recidi:
155Perchè forte non premano crescendo
Il capo, o che mortali armi non sièno
Cozzando ne’ conflitti. Ho visto ancora
Per rintuzzar lor ire, a la radice
Trapassar delle corna un ferro acuto,
160Come s’arma talor di scabro anello
Dell’indomito verro il grifo immondo;
Ma il foro ampio addolora, a le percosse
Stillando sangue, e dalla testa infrante
Cadono agli urti, e il bel capo si sforma.