Pagina:La pastorizia.djvu/123

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114 la pastorizia,

Pascendo al suol corcata, ed alla tarda
Notte venir raminga a le capanne,
Quella al certo segreta ira consuma
D’occulto morbo; a quella il miglior vitto
2525Si studj, a lei converti ogni tua cura.
Quando più cresce il mal, stupida fassi
La vivace pupilla, e la sanguigna
Vena dell’occhio appar languida e smorta,
La rosea pelle imbianca, e mal si regge
3030Sopra a gli arcati femori e vacilla;
Simile a chi da lunghe alterne febbri
Riuscito poc’anzi, in su i ginocchi
Mal fermo tiensi e cade ad ogni scossa.
Se poi la gamba deretana all’agna
3535Stringendo, ella con molti a sè la tira
Liberi sforzi, e nel divincolarsi
Per fuggirti di man tenta ogni via,
Di’ ch’è in vigore, e non vi aver sospetto.
     Il più fiero di quanti infestan morbi,
4040Contro cui non varrà di medic’arte
Argomento o poter, dalle crudeli
Angosce accompagnato e dalla morte,
Capostorno lo appella in suo linguaggio
L’attonito pastor. L’infermo agnello