Pagina:La pastorizia.djvu/131

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122 la pastorizia,

Reca l’innesto che li salvi, e sotto
Alle morbide ascelle il fatal germe
215Poni con ferro del veleno intriso.
Prima che l’arte fortunata e l’alto
Trovato un nume rivelasse, acerbo
N’era il flagello, e molte innanzi tempo
Vittime andàro alla magion di Pluto;
220E le schiatte periano e le famiglie
Fino all’ultimo ceppo, e degli armenti
Ne’ campi e nell’ovil morian le torme.
E di tal peste un dì la Tarentina
Piaggia s’afflisse, a cui (pria che dai sette
225Colli sorgesse l’invincibil Roma)
Venia Falanto, dalla patria escluso
Co’ fuggiaschi Partenj. E chi, movendo
Da’ Liburni veniva ai sinüosi,
Di Taranto bei lidi, i pingui colti
230Vedea scendendo, e il biondeggiar dell’alte
Spighe all’aure marine, e la campagna
Sparsa esultar di pascoli e di rivi.
Felici armenti possedean le sponde
Dell’opaco Galeso, e della ricca
235Ebalia, amor di Flora e di Pomona;
E bionde lane si tondea da quelli