Pagina:La pastorizia.djvu/137

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
128 la pastorizia,

E farà lieti i pascoli, e salubri
Le correntie de’ fiumi. Ov’ella il piede
Volga leggiero, e il guardo apra sereno,
360Fuggono i morbi e le paure e il pianto;
E le malìe disfannosi, e pe’ campi
Muor l’aconito freddo e la cicuta
Ingannatrice e l’orrido nappello
Del mortifero seme; e si dilegua
365Dagli agnelletti il fascino letale,
Se mai su quelli alcuno invido pose
Occhio maligno, o mormorò segrete
E piene d’ira e di livor parole.
Se dai fertili siti, umidi e bassi
370Fuggendo, a pascer guiderai l’armento
Sopra lieve terren, cui rara adombri
L’erba, e saglia dolcissimo; se parco
Dispensier non sarai dell’animoso
Amato sale, ove la pioggia il colga
375Per lungo tratto, o in vile ozio poltrisca
A’ dì piovosi nell’ovil; se monda
Ognora acqua gli appresti di corrente
Rivo, nè mancheran quando bisogni
Temprar del fien l’arsura, o verdi fronde
380O commisto alla beva orzo od avena: