Pagina:La pastorizia.djvu/141

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132 la pastorizia,

Gli stomachi affatica. E quel, cui forza
D’arcani morbi il petto ad altro cibo
455Fatto ha ribelle, il sacro beveraggio
Abbia, e il travaglio interior s’acqueti;
Che di man propria all’abbattuta salma
La veneranda Cerere compose,
Additandone gli usi, il dì che venne
460All’odorata Eleusi ramingando
Per cercar della Vergine rapita.
Scambiando atti e sembianza, tutta quanta
Trascorsa avea la terra, e da per tutto
Spegnendo i germi, e le feconde glebe
465Disertando la Dea (così la prese
Disperato dolor della sua figlia)
Nuovo indusse ai mortali anno crudele
Di rea fame. Tra via quindi sostando
Dal cammin lungo, di nodrice antica
470L’abito assunse, e di Celèo la bella
Reggia appressò non conosciuta, e tolse
A crescergli un figliol, che a’ suoi tardi anni
Gli partorio la vaga Metaníra.
Del ben costrutto albergo entro le soglie
475Tutte levàrsi all’apparir di quella
Le giovinette di Celèo figliole,