Pagina:La pastorizia.djvu/143

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134 la pastorizia,

E vigor nuovo al piè Cerere aggiunse.
Notàro allor dall’ospite divina
Quelle figlie il lavoro; e a quanti appresso
La ricca Eleusi cittadini accolse
505Ne insegnàr l’uso; che mirabil parve
Rimedio agli egri; ed alla Dea libando
Le piene tazze, ne adornàr gli altari.
     Poichè giovenilmente a la mia fronte
Cinsi il Tritonio ulivo, e a quel leggiadro
510Del Vindelico cielo Astro Sereno
Mostrato ebbi, cantando, i porporini
Seggi delle Nereidi, e del lucente
Corallo i germi e le viventi fronde;
Per la chiara amistà che a te mi stringe,
515Egregio Tosi, e per l’amor che dolce
In sen mi parla delle agresti Muse,
Così cantai del gregge e de’ pastori.
E già nuovo pensier l’irrequïeto
Animo volge, e nella mente accolgo
520Nuovo Dirceo lavoro; a cui, d’elette
Rime porgendo le maestre fila,
Erato bella mi verrà. Cantando
Della tenera Psiche il pianto amaro,
E l’esilio infelice e la sventura