Pagina:La pastorizia.djvu/77

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68 la pastorizia,

Nè tacerò siccome al discoperto
Cielo ristarsi ha per usanza ancora
600Talor l’armento e far de’ paschi ovile.
L’alpestre Anglia così, fiera d’intorno
Di bianchi scogli e in mezzo al mar sicura,
Sui mesti campi errar lascia tra il bujo
Delle nebbie ingratissime l’armento:
605Così senz’altro ovil peregrinando
Ne’ piani immensi dell’Arabia vive
Il Nomade pastor, nè tetto il copre;
Chè gliel consente il ciel sempre di nubi
Scarco, e il clima dolcissimo. Fidando
610Ne’ vigili mastini, a la campagna
Giace la notte, e gli occhi al sonno chiude;
Od affisando in ciel su’ acuto sguardo,
Andar vede pel queto aere celeste
Le stelle scintillanti: e la corona
615Di Gnosso, e il Carro, e la divina prole
Di Licaòne; e sa quando la luna
Rimette in ciel l’inargentate corna,
E per quai giri il chiaro Astro Cillenio
Si volga, e il rubicondo Espero, e Giove.
620Nè armata ancor d’ottico tubo, ai seggi
Vòlto de’ numi avea l’occhio e l’ingegno