Pagina:La pastorizia.djvu/89

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80 la pastorizia,

Non più frequente a dissetar la terra
Scende la pioggia in primavera, e tutti
240Del suol ravviva i germi e il verde onore,
Di quel che il prode arïete con folta
Schiera d’amori e d’imenei si volga
A tutte quante, e le fecondi insieme.
E Borea imita, che di ghiacci irsuto
245Vola, sperdendo i nembi e le procelle;
Lieve da pria sorge e il deserto scorre,
Aura leggiera; e cresce indi, e piegarsi
Primamente e ondeggiar vedi le biade
E i sommi rami, e per le quete selve
250Moversi intenso un mormorio s’ascolta,
E si spingon da lunge i flutti al lido;
Poi vïolento ognor più infuria, e l’alte
Cime flagella delle querce, e i campi
Sgomina e mesce, e cielo e mar confonde.
     255Nè più d’uno al lavor dolce consenti
De’ tuoi Merini; e come stanca il primo
L’uso soverchio, dell’agnella, un altro
Poderoso ne manda, e quel ritraggi.
E permetti che a lui pingui pasture
260Ne’ tuoi campi verdeggino, e il fiorente
Citiso, e il salcio amaro, e l’aspra avena,