Pagina:La pastorizia.djvu/95

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
86 la pastorizia,

Al cessar delle doglie entro il capace
Seno, lo svolgi lievemente e avvia
A miglior modo. Ove all’uscir sia lento,
385D’aitarlo è mestieri: e infranger anco
Potrai la corda, se raggruppa e stringe
Il corpo, o annoda, o intrica. E come tolta
Sarà d’impaccio e d’ogni brutto incarco
Sgombra la pecorella, ogni sozzura
390Ne togli, e in un col figlio a giacer pònla
Sopra molli di fieno aridi fasci.
Già per lattarlo, in vago atto d’amore
Su lui tutta si china, e gli appresenta
Le piene poppe; e come dell’informe
395Orsa narra la fama, che i suoi crudi
Nati figuri colla lingua, anch’ella
Tutto il vezzeggia, e l’umidor ne stingue.
Che se per nuova a lei materna cura
Non avvertisse a questo, e tu lo spargi
400Di trito sal, che la vi adeschi; e spremi
Da’ capezzoli il latte ancor ristretti,
Acciò s’ausi a quel sapor l’agnello.
Non però fia che l’agna a la sua prole
Disattenta non badi, o le ricusi
405Anco le poppe, ed il crudele imiti