Pagina:La prima corsa di prova sul tronco di ferrovia Coccaglio-Bergamo-Treviglio.djvu/10

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

architetto ed agronomo 169
pestivi essendo la strada giù finita; perchè appunto per questo si può spassionatamente portarne giudizio nei limiti prefissimi di una discussione tecnica, e che vorrei credere fondata sul principio di cui si improntano queste grandiose opere del secolo, l’economia: non si diranno inutili, perchè raggiungono lo scopo di giovare all’interesse della nostra città e provincia, giacchè se forse si assunsero queste di concorrere all’acquisto dell’area, abbiamo a concorrervi per quella che si dovea, e non che si volea occupare1. Finalmente ritornando sul fatto occorso nella circostanza della corsa di prova, dirò al sig. J segnatario dell’articolo inserito nella Gazzetta Ufficiale di Milano, che la parola episodio potea meglio sostituirla con quella d’inconveniente; che l’epiteto regalatoci di spensierati potea risparmiarlo, per non fare offesa agli altri ed onta a sè stesso. Lo pregherei poi che si compiaccia di mettere intiero il suo nome, come lo metto anch’io. Aggiungerò in proposito: che quella comitiva almeno di fatto si potea dire partita per fare plauso ed omaggio alla distinta commissione tecnica inauguratrice ed ai rappresentanti la nostra società assuntrice delle costruzioni; che a Bergamo si potea assolutamente intimare a quella comitiva proibita la corsa, che nessuno si sarebbe osato di salire sul convoglio anche senza la comminatoria di quella severa misura di cui si minacciarono i pochi che tentarono a Treviglio di montare sull’unico carro di ritorno; che finalmente l’inconveniente di non averci ricondotti, va, a mio vedere, ascritto a principale colpa degli ingegneri rappresentanti la nostra società esecutrice dei lavori. Ed in vero questa società è a buon diritto proprietaria dell’uso della strada e dei materiali alla stessa attinenti fino a che non sia finita e consegnata per il collaudo; proprietà di fatto che vidi riconosciuta anche
dal macchinista, od ingegnere direttore di quella corsa di prova, che disse di diritto dell’impresa il fornire il carro per ricondurci a Bergamo. Ma gli ingegneri dell’Impresa non ne trovarono di disponibili fra i moltissimi vuoti che ingombravano innumerevoli a stretta precisione di termini la stazione di Treviglio. Ma non vale di accagionarne questi, o gli altri signori ingegneri, o noi stessi, perchè in ultima analisi era necessario che ci lasciassero a Treviglio per essere fatti degni del titolo a noi largito.

Angelo Ponzetti, Ing. Arch.






  1. La differenza di tale occupazione è ben rilevante, giacchè l’area effettivamente occupata è tripla di quella che si sarebbe richiesta adottando l’accennata altra soluzione.