Pagina:La regina delle tenebre.djvu/100

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Poi il pellegrino andava a lavarsi religiosamente nell’acqua del pozzo; poi il priore lo pigliava con sè, lo portava dalle donne che gli servivano vino, caffè, dolci di miele, e lo guardavano fisso chiedendogli di dov’era.

Egli finiva con l’ubbriacarsi come una bestia.

Se giungevano due sposi, alla donna si faceva baciar la mestola per augurarle d’esser buona massaia: lo sposo traeva dal pozzo una certa quantità d’acqua, per esser poi, nella vita, buon lavoratore.

E tutti i pellegrini dovevano almeno assaggiare, per devozione, la minestra o il farro.

Di mattina il cappellano diceva la messa, sul vespro la novena. Nessuno doveva mancarci. Sul finir della novena, mentre al di fuori il paesaggio s’addormentava sotto il roseo vespero, nel cerchio dei luminosi orizzonti, il popolo raccolto nella chiesa cantava i gosos, le laudi del Santo, in antico spagnuolo; e quella nenia cadenzata, d’una melodia melanconica, in quell’ora di rosse ombre, perdute nell’immensa solitudine campestre, aveva più che mai tutta la nostalgia dei canti sardi, d’un popolo antico, ancora semi barbaro, che pare siasi svegliato dopo lunghi secoli di sonno, nell’epoca presente.

Di notte sorgevano alti fuochi: vi crepitava