Pagina:La regina delle tenebre.djvu/168

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trascinando la sua tristezza per le macchie odoranti, vagando nel tramonto di rosa, senza poter far nulla per tutto il resto del giorno.

All’imbrunire s’avvicinò alla cantoniera, ma non ebbe il coraggio d’entrarvi. Per lung’ora si aggirò intorno, come un’anima dannata, ma solo di notte potè accostarvisi.

Benché dal fumaiolo s’innalzasse ancora una sottile striscia di fumo perdentesi nella limpida serenità del cielo chiaro, un gran silenzio regnava nella cantoniera. La porta e le finestre erano chiuse: solo una finestra a pian terreno era illuminata, e proiettava un quadrato di luce gialla sullo stradale.

Jorgj Preda s’avvicinò a quella finestra, e dentro la cameruccia poveramente arredata vide il signore dalla barba bionda, quello che Arrosa aveva detto esser l’ingegnere, a testa nuda ed in maniche di camicia. Forse si preparava ad andar a letto. Era alto e magro, con piccoli occhi azzurrastri, stretti agli angoli in un modo assai strano che dava una espressione simpatica, come sorridente, a tutta la fisonomia. Un bell’uomo, infine, né vecchio né giovane; ma ad ogni modo un bell’uomo.

Jorgj lo divorava con gli occhi allorché vide entrare Nanìa. Un fremito agitò il giovi-