Pagina:La regina delle tenebre.djvu/22

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candore marmoreo alle piccole mani grassoccie e affusolate. Matteo lo esaminò lungamente, rattenendo il respiro per non svegliarlo; e mentre si sentiva contrariato per il grazioso ostacolo che improvvisamente sorgeva fra lui e la morte, provava una vera tenerezza estetica nel contemplarlo.

Chi era quel bimbo? Perchè dormiva lì, a quell’ora? Era un bimbo smarrito, o dimenticato, o abbandonato? Era solo? Chi altri c’era nel boschetto, a quell’ora?

Matteo tese l’orecchio, ascoltò, fissò lo sguardo intorno, per la profondità silenziosa dei piccoli viali e delle piccole radure illuminate dalla luna. Silenzio perfetto. Nulla. Nessuno. Che fare? Andare dall’altra parte del boschetto, e morire lo stesso, nonostante la presenza del bimbo? No, non era umanamente possibile. Lo sparo avrebbe svegliato e spaventato l’innocente creatura, e forse essa sarebbe la prima a scoprire il caldo cadavere del suicida. Era semplicemente crudele. Eppoi la curiosità di sapere perchè il bimbo era là, e l’istinto di proteggere il sonno innocente, avevano preso tutta l’anima di Matteo. Ebbene, morire un’ora prima, o un’ora dopo, o magari all’indomani, che importava?

Valeva bene prolungar l’agonia per com-