Pagina:La regina delle tenebre.djvu/30

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— E i fratellini e le sorelline?

— Non ne ho, non ne ho — disse il bimbo con forza, drizzandosi sulla schiena. I suoi grandi occhi brillarono. — Essa dice che Lauretta è mia sorella, ma non è vero, non è vero! È brutta Lauretta, e mi batte anch’essa. Io non la voglio. —

Matteo ascoltava intensamente, sempre camminando lesto.

Nelle parole del bimbo c’era tutta una storia dolorosa. Chi era essa? La matrigna? Giudicò opportuno lasciar dire al piccino tutto ciò che voleva, senza interromperlo.

— Quando c’è papà essa sta zitta, o dice ridendo che io sono cattivo. E papà allora mi sgrida, ed io ho paura e non dico nulla. Quando poi papà è uscito essa si mette a gridare, e dice che è la padrona, e mi batte e mi rinchiude al buio. Io ho paura. Poi mi dice: gioca con Lauretta, con tua sorella. Ma io non la voglio. Mi graffia, sai. E dice che il serpentello è suo. Io le dico: tu sei la figlia della cameriera, ed io sono figlio di papà. Io sono il padrone. E essa dice: e io sono la padrona, perchè mia madre comanda qui. No, tu sei la figlia della cameriera, e il padrone sono io. Ma io sono tua sorella. Tu? Tu mi sei nulla. Vattene via, vattene via, io