Pagina:La regina delle tenebre.djvu/40

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Nella notte seguente Matteo non potè dormire; il suo sogno gli pareva sempre più facile, e già vaghi progetti per l’avvenire gli passavano nella mente.

Il passato andava in seconda linea: i dolori profondi che avevano germinato l’idea della morte si facevano piccoli, velati; anzi, in certi momenti, Matteo provava una segreta meraviglia del come s’era deciso a morire.

Il tempo restava costantemente bello e primaverile, e ciò influiva assai nei nuovi sentimenti di Matteo. Di sera, quando s’affacciava al verone col piccolo Gino, il gran cielo diafano, il luminoso tramonto di Venere, il crepuscolo glauco nel quale la luna nuotava limpidissima, l’aria tiepida soffusa di voci arcane, di lontani suoni vibranti, l’umido profumo dei crisantemi bianchi del verone, che avevano come uno splendore lunare, gli davano una tenerezza dolorosa, quasi sentimentale, palpitante di vita.

Sentiva che la vita si era misteriosamente attaccata al filo di un sogno, e che questo sogno era assurdo: eppure si ostinava a sognarlo, e sognandolo si sentiva sospeso tra la vita e la morte.

Il bambino pareva felice. Aveva preso possesso di tutto l’appartamento; e sopra ogni