Pagina:La scaccheide.djvu/38

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* xxxii. *

I duo rapiti furo estinti corpi,
620D’urli e di pianti e feminili strida
Per ambo i campi alto romor s’udìo.
Allora in folta schiera intorno a i mesti
Vedovi Re ne’ più riposti alberghi
Si stringon tutti, pari e quinci e quindi
625Il terror sorge; pari è la ruina
De i duo scemati campi, et ugualmente
De’ propri danni e de’ perduti Amici
Ha l’un popolo e l’altro onde lagnarsi.
Non distrutte però, se ben minori
630Sono le forze; a te pur anco intatti
Fra tanta gioventù restano, o Febo,
Tre Fanti et un Arciero, e di sua torre
Gli omeri immani un Elefante armato.
Altretanto, o Cillenio, a te rimase
635Da la gran Belva in fuor, che ne la sua
Sede primiera, ove si stava in pace,
Pur or trafitta da volante canna
Senza oprar l’armi inonorata cadde.
Di sua perduta gente afflitto e mesto
640S’ange Cillenio, e più sperar non osa,
E a se rapiti da l’avverso Fato
Tanti famosi Eroi geme e sospira.
Non però la tenzon ei lascia, e i suoi