Pagina:La sciarada, appendice alle antiche poetiche.djvu/11

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100Pel suolo Italo e fuor l’Adria e l’Olona
Invian corrieri del sapere umano,
È quando, ai nodi della scelta voce
Tronco ogni membro che un’idea concede,
Il senso, sotto a vel più fitto o meno,
105Degl’incisi vien porto, e dell’intero.
E il campo, io credo, tale enigma tiene,
Sendo comodo più; chè su’tuoi passi
Agevolmente un’utile parola
Scontri, da coglier quasi fior novello,
110E in parole moltiplici e gradite
Con fortunata analisi scomporre:
Laddove pur da te, senza la scorta
Dell’amico vocabolo, un subietto
Rinvenir, che gradevoli alla mente
115Porga relazioni e qualitadi,
Contemperando in lui la luce e l’ombra,
Ed il deforme sotto a bella larva,
Ovver sotto a deforme offrire il bello,
Altra indagine vuole, altro consiglio.
120Soltanto dunque le mie leggi s’abbia
Dal mio secol l’enigma prediletto,
E scluso resti pur de’ suoi germani
Il drappel vario: tutte chiede il solo
Telemaco di Mentore le cure.
        125In qual anno, in qual terra il caro alunno
Vagisse prima, raccertar non oso:
Un Morelli fin or non surse, o un Mai,
Che, con assidua man scartabellando
Marciani palinsesti o Vaticani,
130Dalla polve traesse e dagli sgorbi
Del suo natal la data avventurosa;
Pur di narrar m’avviso un tal mio sogno,
Che cortese ne fia di qualche lume.
        Me ritenea Vinegia, e le notturne,
135Ambiziose per maestri intagli,
E più pel marmo della Greca infida,