Pagina:La sciarada, appendice alle antiche poetiche.djvu/25

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580Delle genti l’Apostolo consiglia.
        I cenni del tuo enigma austeramente
Sien giusti, incontrastabili; pareri
Propii, idee vaghe, allusioni incerte,
Mal gli si attagliarebbono: conobbi
585Più d’un Edipo, che tai reti niega
Strigar, quando non abbia della Sfinge,
Che la rete formò, qualche contezza.
Ciò che mangi non pur, ma ti fa luogo
Con chi ’l mangi, saper, disse Epicuro;
590E, pria che gli venisse manifesto
Ogni conviva, di tener l’invito
Non promise Chilone a Periandro.
Tutti a un modo non veggono, chi presso
Vede, e chi da lontano; altri ogni obbietto
595Confonde; e, se dai primi acconci indizi
Può trarre, all’altro nè pur bada il Saggio,
Conscio che il suo badar vana opra fôra,
E che tesori son tempo ed ingegno,
Che usar, non sprecar, voglionsi, e che l’arte
600Del buon massaio, come nelle grandi,
Appar così nelle sottili spese.
Dunque se Rodomildo, che di colto
Ha bensì grido, ma che quanto ei pesa
Tu sai, Guglielmo, scioglie e ricompone
605Voci in un crocchio, tu, che a’ gelsi intendi,
Segui a congetturar col tuo vicino
Sul prezzo delle sete; e tu, Gherardo,
Che di carmi t’impacci, e che devoto,
Qual sei, della sua donna o del suo cuoco,
610Col bisbigliar di chiacchere avvertite
A Rodomildo dispiacer paventi,
Fa dell’impensierito, ma i pensieri,
Più che a’ suoi lambiccati guazzabugli,
Serba a qualche concier dell’ultim’ode,
615Che recitasti a Panfilo; e tu Laura,
Se or non vuoi dalla folla degli amanti