Pagina:La sciarada, appendice alle antiche poetiche.djvu/35

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Piano tornò, qual dianzi, e mansueto.
        Talor per simpatia, per gentilezza,
930Per blandire una Bella o un Sapiente,
Perchè, più che all’astratto, aprir la porta
Il cerébro dell’uom gode al concreto,
Altri l’enigma suo tesse alludendo
A luoghi a tempi a fatti ed a persone
935Peculiari al tutto: io non disdico
Che tu pure in adatta circostanza
Di pari guisa adopri; esigo solo
Che queste parziali e inconosciute
Allusioni, quasi di rimbalzo,
940E per certa gentil disinvoltura,
Dal conversar con fine donne attinta,
Scoprir tu debba a chi t’ascolta, o legge.
        È lecito produr sciarada mista
Di volontario equivoco e faceto,
945E di quella goffaggine voluta,
Che Tullio encomiò, praticò Volta,
E in Stratico destò bile, non riso?
Chiedemi qualche Saggio, ed io ripiglio:
Purchè di rado facciasi, e, siccome
950Nelle disconosciute allusioni,
Al lettore, o uditor, ne venga cenno,
È lecito: però l’Ontario laco,
Che nelle terre Americane stagna,
Amando sciaradar, nell’altro mondo
955Cerca il tutto, dir puossi, e frodolento,
Intendendo l’Antipode emisfero,
Al soggiorno accennar delle ignude Ombre:
Però l’amante di Sofronia, Olindo,
Quell’attillata lettera dir puossi,
960Che un dì venne di Solima tra i muri,
Per troppo amore e fè, legata al palo:
Similemente l’unica officina,
Che roba trista di spacciar confessa,
Ove indicar la merceria si voglia.