Pagina:La sciarada, appendice alle antiche poetiche.djvu/38

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E le polveri far che nel secondo
Tuo gruppo meglio il vivo minio splenda,
Sicchè questo ad ogni altro adornamento
1040La Dea bella preponga o la superba:
E del Fenicio Agenore la figlia,
Che, sul candido toro a Creta giunta,
Dicea: pria che per doglia io smuora e smacri,
Bella dato mi sia pascer le tigri:
1045Può vedersi involar quel minio stesso,
Che di Giove l’amor le valse, e l’ira
Di Giunone implacabile; ma i tempi,
Indulgenti cogli Angeli idolatri
Delle belle Mortali, di rigore
1050S’armano contro i Numi dell’Olimpo;
Ond’io ritrar ti esorto in quella vece,
Quantunque men così l’idea primaia
Parrà, d’un gran palazzo ad una vista,
Donde cenno real la capovolge,
1055Di Nabot la Nemica e de’ Profeti,
Che da’ cani fu poi lacera e morsa,
Purchè nella sua gala invereconda,
Più che cincinni e nastri e fiori e gemme,
Delle guance impiastrate il minio spicchi.
1060Ogni secolo ahi! troppo, ogni contrada
Vario tema può darti al gruppo terzo.
Ma se ritrar fiera vendetta e giusta
Vorrai, che a un popol conculcato insegni
De’ crudeli oppressor scuotere il giogo,
1065Sulle Sicule piagge, in fin del golfo,
Nel grembo a ridentissima pianura,
Sorga da lungi la regal Palermo;
Più presso, al Paracleto un tempio sacro;
Cada il Sol, tutta intorno la campagna
1070Fiorisca, e donne ed uomini giocondi
Ne’ prati il ritornar di primavera
Festeggino, e più ancora il Dio risorto.
Qualcuno ai panni, men che alla baldanza,