Pagina:La secchia rapita.djvu/41

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28 CANTO


XXXIX.


E come quel ch’ancor della pazzía
     Non era ben guarito intieramente;
     Per allargare innanzi al Re la via,
     312Menava quella mazza fra la gente,
     Ch’un imbríaco Svizzero paría
     Di quei che con villan modo insolente
     Sogliono innanzi ’l Papa il dì di festa
     316Rompere a chi le braccia, a chi la testa.

XL.


Col cappello di Giove e con gli occhiali
     Seguiva indi Mercurio, e in man tenea
     Una borsaccia dove de’ mortali
     320Le suppliche e l’inchieste ei raccogliea:
     Dispensavale poscia a due pitali
     Che ne’ suoi gabinetti il Padre avea,
     Dove con molta attenzíone e cura
     324Tenea due volte il giorno segnatura.

XLI.


Venne alfin Giove in abito divino,
     Delle sue stelle nuove incoronato;9
     E con un manto d’oro ed azzurrino,
     328Delle gemme del ciel tutto fregiato.
     Le calze lunghe avea senza scappino,
     E’l saio e la scarsella di broccato:
     E senza rider punto, o far parola,
     332Andava con sussiego alla spagnuola.

XLII.


All’apparir del Re surse repente
     Dai seggi eterni l’immortal senato,
     E chinò il capo umíle e riverente,
     336Finchè nel trono eccelso ei fu locato.
     Gli sedea la Fortuna in eminente
     Loco a sinistra, ed alla destra il Fato:
     La Morte e ’l Tempo gli facean predella,
     340E mostravan d’aver la cacarella.